Ott 09

Sicilia

etnatesta

 Sicilia

Il territorio della regione è costituito quasi interamente dall’isola omonima, la più grande isola dell’Italia e del Mediterraneo; la parte rimanente è costituita dagli arcipelaghi delle Eolie, delle Egadi e delle Pelagie e dalle isole di Ustica e Pantelleria. È la regione più estesa d’Italia e il suo territorio è ripartito in 390 comuni a loro volta costituiti in nove province. È l’unica regione italiana ad annoverare due città fra le dieci più popolose del Paese: Palermo e Catania. È bagnata a nord dal Mar Tirreno, a sud dal Mar di Sicilia, a est dal Mar Ionio e a nord-est dallo stretto di Messina che la separa dalla Calabria.

Le più antiche tracce umane nell’isola risalgono al 12.000 a.C. circa. In era protostorica fiorirono culture dette di Thapsos, di Castelluccio, di Stentinello. Popoli provenienti dal continente o dal Mediterraneo vi si insediarono successivamente: tra essi i Sicani, i Siculi e gli Elimi. L’VIII secolo a.C. vide la Sicilia colonizzata dai fenici e dai greci e nei successivi 600 anni divenire campo di battaglia delle guerre greco-puniche e romano-puniche. L’isola venne così assoggettata dai romani e fu parte dell’impero fino alla sua caduta nel V secolo d.C. Fu quindi terra di conquista e, durante l’Alto Medioevo, assoggettata dai Vandali, dagli Ostrogoti, dai Bizantini, dagli Arabi e dai Normanni. Sotto i normanni nacque il Regno di Sicilia che durò dal 1130 al 1816, subordinato successivamente agli Aragonesi, al Sacro Romano Impero e, infine, ai Borbone sotto i quali si trasformò in Regno delle Due Sicilie. La Sicilia fu unita al Regno d’Italia nel 1860 con un referendum, in seguito alla Spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi durante il Risorgimento. Nel 1946 la Sicilia, costituita in regione autonoma a statuto speciale, ha nuovamente un proprio parlamento, ancor prima della nascita della Repubblica italiana.


RISERVA DELLO ZINGARO

In quest’area protetta è possibile ammirare uno scorcio di paradiso naturalistico ancora integro, dove la vegetazione spontanea e forte si unisce all’intenso azzurro del cielo terso e del mare limpido e cristallino. e’ uno scrigno prezioso di bellezze naturali che si estende su una superficie di 1650 ettari con una fascia litoranea di circa 7 km. Il territorio della riserva  è fatto di rocce calcaree e dolomitiche molto antiche, risalenti a circa 250 milioni di anni fa, che danno vita ad un paesaggio morfologico aspro e accidentato con falesie a straiombo sul mare che formano splendide insenature di spiagge ciottolose e bianche, illuminate dal sole e bagnate dal mare turchese. Nella zona interna della riserva sono numerosi i fenomeni carsici con formazione di pianori, doline ricche di terra rossa e grotte. il clima nel suo complesso è definito da una temperatura media annua di 19° c. Con una piovosità di circa 645 mm, ed anche quando non piove, grandi banchi di nubi provenienti dal mare ricoprono le cime dei monti originando microclimi umidi locali.

 

La ricca vegetazione presente è rappresentata dalle comuni specie mediterranee e da numerose specie endemiche di notevole pregio naturalistico, come limonium flagellare esclusivo del tratto di costa tra lo zingaro e baletrate, il perpetuino, il garofanino , il fiordaliso di sicilia, la finocchiella, il cavolo selvaggio, l’erba perla, il rarissimo limonio di todaro, le onnipresenti palme nane, piccole verdissime e rigogliose, che donano al paesaggio un fascino particolare.

in realtà, si tratta di un ambiente seminaturale dove l’azione dell’uomo, pastore ed agricoltore, ha da millenni plasmato il territorio. nell’insieme, sono presenti seicento specie di piante vascolari, oltre un centinaio di macromiceti, briofite, felci e licheni che esplodono di vita all’arrivo della primavera. la riserva “orientata” è soggetta a rimboschimenti con essenze locali in determinate aree, mentre in altre zone si osserva l’evoluzione naturale delle specie vegetali; altre ancora sono adibite al pascolo controllato. infine, piccole aree vengono ancora coltivate come avveniva in passato.

Dall’ingresso nord della riserva (san vito lo capo) proseguendo verso sud (Scopello), lungo il percorso abbiamo incontrato il museo delle attività marinare e il museo della civiltà contadina, piccole realtà espositive che mostrano le arti e i mestieri, le tradizioni culturali di un passato non troppo lontano.

Straordinario e attraente è il paesaggio marino: le numerose calette viste dall’alto delle falesie a picco sul mare, appaiono bianche, fatte di ciottoli chiari, a volte bordate da scure rocce calcaree e da dolomie, con il mare celeste, turchese, limpido simile a quello dell’ambiente tropicale. a cala della disa o zingaro abbiamo sostato per un meritato riposo dal cammino e per godere di quell’acqua cristallina.

 

Il paesaggio subacqueo riflette la bellezza esteriore dell’ambiente e l’integrità delle acque è testimoniata dal continuo susseguirsi di colori e di forme peculiari come lithophyllum tortuosum, un’alga rossa intricata e sfrangiata che si rinviene sulle sponde dove l’impatto del mare si fa tumultuoso e cystoseira stricta, alga che prospera a livello di marea e testimonia il grado di purezza delle acque. nel mare più profonde appaiono anemoni, rose di mare e madrepore che colorano le pareti di arancio e rosso fuoco. sono presenti anche spugne dalle tonalità gialle, violette e rosse che rivestono antri e cunicoli. a profondità ragguardevoli vive ancora il corallo rosso.

ETNA

L’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, racchiude un ambiente naturale unico, protetto dal 1987 da un Parco regionale che occupa 59000 ettari. Un ambiente dalla bellezza peculiare, con i suoi boschi e i sentieri che si inoltrano e si perdono tra le distese di lava. Al centro dell’ecosistema parco domina il vulcano, alto 3350 metri, il gigante di fuoco temuto ed amato dalla gente del luogo.

Lupi, daini e caprioli non si vedono più ma nel territorio vivono ancora l’istrice, la volpe, il gatto selvatico, la martora, la donnola, il riccio e il ghiro. Sono presenti moltissime specie di uccelli, tra le quali i rapaci testimoniano l’esistenza di ampi spazi incontaminati. Sulle distese laviche alle quote più elevate è facile osservare la coturnice e il culbianco che volano rapidi con le loro triettorie irregolari. Inoltre, un misterioso e variegato universo di insetti ed altri artropodi popola l’ambiente: farfalle, grilli, cavallette, cicale, api, ragni, necessari e insostituibili negli equilibri ecologici.

Nel Parco è il vulcano a farla da padrone. I continui apporti lavici modificano il substrato ed anche la flora cambia. Generalmente, dove un tempo esistevano le foreste di leccio, oggi crescono vigneti, oliveti, frutteti, coltivazioni di nocciole e pistacchi, inseriti fra i boschi di querce e castagni. Oltre i 2000 metri di altitudine crescono il faggio e la betulla, specie endemica dell’Etna. Oltre la vegetazione boschiva il paesaggio si trasforma, caratterizzato da formazioni di spino santo (astragalo) che offrono riparo ad altre piante della montagna etnea, quali il senecio, la viola e il cerastio. Al di sopra del limite dell’astragalo, tra i 2.450 ed i 3.000 metri solo pochissime specie riescono a sopravvivere a condizioni ambientali estreme. Al di sopra di queste quote e sino alla sommità si estende il deserto vulcanico con tanta, tanta lava. Da sempre la ricchezza del suolo vulcanico ha permesso alle popolazioni etnee di vivere di agricoltura e di allevamento. I paesaggi agricoli creati dall’uomo fra boschi e colate laviche sono ormai divenuti un patrimonio di millemaria tradizione da conservare e proteggere, in sintonia con le esigenze della tutela ambientale. Imponenti opere di terrazzamento, magazzini, palmenti, cantine costellano le pendici della montagna vulcanica. In questo contesto, il Parco dell’Etna guarda con particolare attenzione all’agricoltura biologica. Oggi vigneti, oliveti, pistacchieti, noccioleti e frutteti circondano il vulcano testimoniando una vocazione agricola del territorio ampiamente diffusa e caratterizzata dalla presenza di varietà locali peculiari come le mele “Cola”, “Gelato” e “Cola-Gelato” piccole, gialle e fragranti o alle pere autunnali come la “Ucciardona” o la “Spinella” utilizzata nella cucina tradizionale. La ricchezza delle specie coltivate sull’Etna è un patrimonio di biodiversità da salvaguardare e diffondere alle generazioni future: un’eredità importante, una nota distintiva del Parco.

In particolare, la coltura della vite e la produzione di vino sono state da sempre favorite dal microclima esistente nel comprensorio e,.per le genti del luogo, la vite e il vino sono divenute parte determinante della propria civiltà. Le vigne etnee, nel tempo, hanno subito numerose e profonde trasformazioni fino a diventare un elemento caratterizzante del paesaggio antropico. Sull’Etna si coltiva la vite in collina ed in montagna e si sviluppa su terreni sistemati a “terrazze” di piccola e media larghezza. Generalmente, all’interno dei vigneti, si trovano manufatti rurali destinati alla lavorazione delle uve e cantine. Con DPR nel1968 è stata concessa ai vini dell’Etna la DOC “Etna” (Bianco Superiore, Bianco, Rosso e Rosato), interessando i territori di ventuno comuni etnei.

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