Costa Rica

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COSTA RICA – PURA VIDA

Situato tra due mari, l’Oceano Pacifico ad ovest e il mar dei Caraibi ad est, il Costa Rica è localizzato ai Tropici ma i forti dislivelli di altitudine che caratterizzano la morfologia del territorio, creano una moltitudine di climi e microclimi che danno vita ad una spettacolare mescolanza di habitat. Un microcosmo di biodiversità, dove in un’area pari ai tre decimillesimi della superficie delle terre emerse del pianeta il Costa Rica racchiude uno straordinario insieme di paesaggi incantevoli. Montagne imponenti e coste di sabbia e di roccia, vulcani ancora attivi ribollenti di gas solfurei, mare e colline, altopiani, laghi e fiumi: una estrema diversità di scenari naturali che si traduce in un complesso mosaico di situazioni climatiche e microclimatiche, e di ecosistemi, ognuno con il suo corollario peculiare di piante, di fiori e di animali. Essenze botaniche rare ed uniche, una fauna ricchissima di specie, animali grandi e piccoli, animali altrove scomparsi, animali dappertutto, che fanno di questa terra un vero e proprio scrigno della biodiversità.

Il Costa Rica vanta 12 zone ecologiche diverse, che spaziano dalle mangrovie soggette ai capricci delle maree alle foreste decidue, dalle foreste pluviali tropicali ai pascoli subalpini d’alta quota, detti “pàrano”, sulle ventose cime della Cordigliera de Talamaca, che rappresenta parte della lunga ed imponente dorsale montuosa che domina il paese e che divide la costa pacifica da quella caraibica. Particolarmente ricco di orchidee, il paese ne conta 1400 specie, con esemplari dai fiori minuscoli fino a quelli con petali enormi, mentre le circa 800 specie di felci presenti sono più abbondanti di quelle esistenti in tutto il Nord America. Specchio fedele di una situazione ambientale diversa ed articolata, chilometro dopo chilometro, il Costa Rica è primo assoluto per il numero delle specie viventi che accoglie: circa il 5% di tutte le forme animali conosciute sul Pianeta strisciano, saltano, corrono o volano nei diversi habitat.

Nell’articolato insieme di situazioni ambientali di pura e straordinaria bellezza che caratterizza il Costa Rica esplode la vita. I Costaricensi con estrema saggezza, che difetta al nostro sviluppatissimo Occidente, hanno scoperto non solo che è la natura la vera e inestimabile ricchezza della loro terra, ma hanno dato a se stessi il compito di salvaguardarla per tutti noi, un esempio concreto di un piccolo mondo dove si può far crescere la foresta, la cultura e il vivere con piacere. “Pura Vida” si dice in Costa Rica per esprimere armonia, bellezza e piacere, per porgere un saluto affettuoso, per comunicare l’allegria, per annullare il tempo che passa e farne un caro amico, per non avere fretta e rendere ogni emozione possibile.


IL VULCANO POAS

Situato nella zona centrale del Costa Rica, Il Parco Nazionale Volcano Poas si estende per circa 5600 ettari e protegge l’omonimog e possente vulcano, alto 2704 metri s.l.m. In tempi remoti la sommità del grande vulcano collassò originando una caldera larga 2 km circa. Nacquero anche due crateri minori, entrambi spenti, che oggi riposano sotto un rigoglioso manto verde. Uno di essi, il Botos, ospita un piccolo lago color della giada e si raggiunge con un apposito sentiero.

Dopo un percorso di circa 300 metri, che si snoda nel verde insondabile e buio della foresta, tra gli acri fumi solforosi, si giunge al punto d’osservazione: un panorama mozzafiato appare all’istante. il grande gigante semi addormentato fa bella mostra di se, fiero di essere uno dei dieci vulcani che formano la spina dorsale del Costa Rica. Giganti focosi ma benevoli che hanno reso tanto fertile l’altopiano. Nel 1910 il Poas vomitò una nuvola di fumo che dal cratere salì nell’aria, penetrando nell’atmosfera per 8 km e riversando sull’altopiano 640.000 tonnellate di ceneri. Negli anni ’50 invece il vulcano lanciò nell’aria colonne altissime di acqua e vapore, tali da trasformarlo nel più spettacolare e grande geyser del mondo. Un vulcano dal carattere imprevedibile che va monitorato. Da qualche tempo si limita a brontolare e a fumare nuvole all’acido solforico, che rotolano lungo il fianco nord ormai scorticato a nudo. Lungo il percorso principale che giunge al cratere si apre un altro sentiero nelle foreste pluviali circostanti il lago, El Canto de los Aves, dove echeggiano i canti delle numerose specie di uccelli come merli, tucani e se si è molto fortunati anche il fischio a due note del leggendario e splendido quetzal.

Intanto, il sole brilla nel cielo ma le nuvole bianche che arrivano dall’Atlantico, impigliate, strappate, eternamente lottano nel tentativo di oltrepassare la cordigliera e bagnare l’inossidabile primavera della regione di San Josè.

 

TORTUGHERO

Il Parco Nazionale del Tortughero si estende per circa 19.000 ettari nel nord-est del Paese. I pigri serpeggiamenti dei canali rivelano un mondo di pioggia e di acque, di palme, di sabbie nere e di fiumi rossi d’argilla, a volte trasparenti come cristallo dove regna un silenzio profondo. La foresta che penetra tutt’attorno per 15 km, non è mai la stessa: esplosiva e verdissima, rada e paludosa, gloriosa, regale, persino spaventosa nella sua potenza che sembra invincibile. Il Tortughero riceve 5 metri di pioggia all’anno che ne fanno una delle zone più piovose del Costa Rica e che alimentano una prorompente vegetazione pluviale e diversi ambienti umidi costieri straordinariamente ricchi di fauna. Un mondo verde, umido, soffocante dove abitano due terzi dei cinque milioni di specie vegetali ed animali che esistono sulla Terra.

All’inizio sembra che nulla abbia un ordine, la foresta pluviale, così esuberante di vegetazione, appare un caos totale: rami che s’intrecciano, foglie di ogni forma e grandezza, fiori di tutti i colori, alberi altissimi lunghi e stretti, alberi immensi centenari, palme di ogni specie, chiome folte e larghe, impenetrabili, liane, piante che crescono su piante, funghi enormi, belli e velenosi. In realtà, si tratta di una struttura organizzata alla perfezione, un complesso e delicato equilibrio dove ogni specie dipende da un’altra, un ecosistema perfetto dove creature diverse, anche invisibili, si muovono e interagiscono di continuo. Quindi, sia gli alberi alti, sia quelli bassi, sia le piante rampicanti, sia le epifite… tutte le specie possiedono un ruolo specifico nello schema generale e a loro volta, gli animali si adattano perfettamente alla complessa architettura della foresta pluviale, dove esiste un posto preciso per ognuno di loro.

Incontri emozionanti con scimmie ragno e scimmie urlatrici, caimani e tartarughe che si crogiolano al sole sui tronchi, egrette adulte e giovani che perlustrano le rive, oropendule che volano in gruppi, tucani e pappagalli rumorosi, iguane verdi giganti, il mitico basilisco, sono stati continui, mentre i pilotes, avvoltoi grandissimi, volteggiano numerosi nel cielo più alto e i martin pescatore rasentano veloci le calme acque dei canali. 300 specie avicole si aggirano per il parco tra le quali numerosi esemplari di Anhinga anhinga che, con le ali spiegate verso il sole nascente, ferma, in posa, fa mostra di tutta la sua eleganza, per la gioia di chi desidera catturarne l’immagine.

Una sorpresa dopo l’altra accompagna l’escursione, per i canali del Parco, fino a giungere al piccolo ed accattivante paese, il “pueblo”, con case, scuola e persino secchi per la raccolta differenziata della “basura” dipinti di colori vivaci, e dove regna una gran confusione di turisti tra piccole botteghe artigiane, musica, allegria e svariati negozi dedicati ai tipici souvenir. Dominano le tartarughe elette a simbolo del Parco che vengono riproposte sotto forma di piccoli gioielli, portachiavi e suppellettili di ogni tipo. Quelle vere hanno scelto un tratto di costa a pochi chilometri da Moin, quale sito prediletto per la riproduzione, dove ampi estuari accolgono le acque dei fiumi ricchi di limo, poi plasmate dall’incessante gioco delle maree e trasformate in lunghe spiagge solitarie. Qui, sulle sabbie calde e brune le tartarughe verdi embricate e le dermochelidi coriacee scavano i loro nidi. Per chilometri lungo i canali non vi sono villaggi, soltanto qualche sporadica casa di pescatori, fatta di legno e bambù, eretta su palafitta per sfuggire alle inondazioni ed ai serpenti.

Abbiamo navigato i canali più di una volta alla ricerca di immagini sempre più belle, abbiamo percorso, di giorno e di notte, i sentieri attraverso la foresta pluviale, dove i suoni giungono acuti, stridenti, ossessionanti di milioni di cicale, di mille trilli, gracidii, squittii, amalgamati in un insieme musicale che penetra la mente e, passo dopo passo, quel piccolo frammento di avventura della conoscenza si tramuta in un’emozionante esperienza dell’anima, completamente avvolti da quei paesaggi primordiali.

SELVA VERDE DE SARAPIQUI'

Come un vasto oceano  di verde le “llanuras” (pianure) si estendono nella parte settentrionale del Costa Rica, formate nel corso di milioni di anni dal continuo apporto di sedimenti fluviali. Numerosi corsi d’acqua discendono i fianchi della cordigliera vulcanica, insinuandosi tra la vegetazione pluviale che colonizza le ampie distese pianeggianti, sempre più rigogliose verso est. In questa zona, pochi chilometri da Puerto Viejo, sorge la riserva privata di Selva Verde, che preserva 192 ettari di foresta pluviale, attraversata dal fiume Sarapiquì, che confluisce nel Rio San Juan che, a sua volta, sfocia nel Mar dei Caraibi. L’articolata morfologia del sistema fluviale servì come arteria durante l’espansione coloniale fino a quando, negli ultimi due secoli, la sua importanza crebbe in seguito al boom del caffè e il Sarapiquì divenne la principale via di comunicazione con il Mar dei Caraibi. Anche la coltivazione delle banane ebbe un gran successo e numerosi ettari di foresta pluviale sono stati abbattuti nel tempo per lasciare spazio ad estese piantagioni e pascoli d’altura. Infine l’ecoturismo ha fatto nascere alcuni lodge sulle rive del Sarapiquì, nascosti nella foresta primordiale, che permettono di vivere in un contesto ambientale sinceramente naturale, a stretto contatto con gli animali  nelle loro nicchie ecologiche peculiari.

La prodigiosa biodiversità, tipica di questi ambienti, accoglie i visitatori ed ad ogni passo, in ogni momento, è possibile una visione fantastica, un’emozione. l’impressione di vivere tra le pagine di un’enciclopedia naturalistica magicamente illustrata si fa tanto intensa da sopravanzare la realtà. È questa la foresta, uno spazio di solitudine e di oblio, dove le poche case sono semplici e fatte di legno, assediate dalla vegetazione, dove la pioggia arriva tutti i giorni mai uguale, inventando nuovi suoni e nuove scene ammorbidisce tutto e fa nascere altre piante, fiori, muschi, muffe filamentose e rampicanti invadenti ovunque la vita trovi il modo di aggrapparsi. Per chi ama la natura, la foresta è un giardino incantato, il mondo delle origini inviolato, che ancora racchiude infiniti segreti. Come un mare di verde, ogni metro in più è un nuovo mondo: dal sottobosco oscuro, dove regnano i funghi e gli organismi demolitori, agli strati intermedi dove un intreccio di rami e di liane va alla ricerca esasperata della luce; dalle bromeliacee, le felci, le orchidee che nascono e prolificano sui rami più grandi, fino alle chiome con i loro abitanti e le loro storie vissute a 40 metri di altezza. Nelle foreste tropicali la vegetazione è talmente fitta da non permettere alla luce solare di raggiungere gli strati più bassi, che restano perennemente nell’ombra. A tale scopo gli alberi tendono a svilupparsi in altezza per garantire alle foglie di assimilare la giusta quantità di luce e quindi di energia. Le epifite, cioè tutte quelle piante che vivono su altre piante, sfruttano tale opportunità per ottenere lo stesso risultato.

Perfettamente inseriti nel contesto naturale, alcuni caschi di banane posizionati tra gli alberi rappresentavano un’attrazione irresistibile per,oropendule, tucani, numerosi uccelli piccoli e coloratii di giallo, celeste e rosso, basilischi, scoiattoli, scimmie e una moltitudine di insetti stravaganti. La mattina presto era un vero caos di uccelli esotici, un insieme di colori e di suoni mescolati nel cielo e nel verde, sempre diverso, appariscente, attraente. Nello stagno protetto da piante rigogliose regnava un piccolo universo di anfibi ed insetti. La mitica rana dagli occhi rossi, Avevamo imparato a riconoscere il canto caratteristico della mitica rana dagli occhi rossii e riuscivamo facilmente ad individuare gli steli e le foglie preferiti. I suoi occhioni rosso fuoco, i grandi piedi arancioni palmati, i fianchi colorati di strisce gialle e blu ed il dorso verde brillante servono a spaventare i predatori. Questi anfibii, icone della foresta pluviale, dormono di giorno sugli alberi, rannicchiati sui gambi delle foglie e se vengono disturbata spalancano gli occhi e scoprono i loro colori sgargianti: tecnica che potrebbe stordire i cacciatori notturni, come uccelli e serpenti, e dare alle rane una possibilità di fuga. La loro eccentrica pigmentazione offre quindi un immagine confusa ai nemici ma non sono velenose come la rana bleujeans e come quella verde e nera altrettanto sgargianti. Vivono nel sottobosco delle foreste tropicali di pianura e da brave carnivore tendono agguati a grilli, mosche e falene che catturano con una lunga lingua prensile.

La visione degli abitanti di Selva Verde era continua, oltre alla presenza delle scimmie tra le fronde, le iguane, perfettamente mimetizzate, riposavano sui rami, gli scoiattoli veloci passavano da un albero all’altro e, soprattutto, tra gli infiniti suoni della foresta, spiccava il tipico ronzio squillante che emetteva il colibrì. Questo strepitoso e piccolissimo uccello, unico al mondo per le sue performance di volo librato, si avvicinava ripetutamente ai tanti fiori sparsi intorno a noi. Sulle prime sembrava un grossissimo insetto, uno dei tanti onnipresenti calabroni, ma altro non era che un colibrì, il campione del volo in “surplace”.

In questi luoghi da sogno sono gli animali i padroni assoluti dell’ambiente, sono rispettati da tutti e persino protetti. In un Paese privo di esercito esiste un esercito popolare al servizio dell’ambiente, della ricerca scientifica, della bellezza, un battaglione agguerrito di persone messaggero della filosofia della conservazione e della tutela della natura.

L’esperienza di vita così piacevole e intensa trascorsa a Selva Verde sarà indimenticabile ma un ringraziamento particolare lo porgiamo al Direttore del lodge, Graziano, per la sua squisita ospitalità un po’ “tica”, un po’ italiana, e per averci insegnato a comprendere il “linguaggio” delle rane.

COLIBRI'

Immersi nella giungla della vasta foresta di Selva Verde, tra iguane enormi, rane velenose verdi e nere, tucani, scimmie, scoiattoli e tante altre meravigliose creature, vediamo ronzare attorno a noi un grosso calabrone dal dorso scuro con riflessi verdastri iridescenti. Repentinamente cambia direzione volando e zigzagando prosegue in visita da un fiore all’altro. Osserviamo attentamente e invece il grosso calabrone altro non è che un minuscolo colibrì, il più piccolo uccello esistente. La rigidità delle ali, il rumore dell’aria battuta dalle penne remiganti rendono l’illusione quasi perfetta e così questi piccoli gioielli viventi a volte sembrano magici insetti. Il colibrì, un uccello dalle prestazioni eccezionali, è capace di muoversi anche all’indietro e soprattutto di restarsene sospeso nell’aria. Con scatti rapidissimi e battiti veloci, vediamo il colibrì frullare nell’aria, infilando il becco sottile nelle corolle dei fiori, mentre le ali velocissime sfumano alla vista in una splendida trasparenza colorata delle stesse tinte dei fiori. Gli uccelli hanno sviluppato l’ingegneria biologica del volo ai massimi livelli e una delle versioni più straordinarie di organismo volante è il colibrì. Per esempio, il corvo comune è caratterizzato nel volo da due o tre colpi d’ala al secondo mentre il colibrì da 50 a 78 battiti, a seconda della specie. Inoltre la loro modalità di spostamento nell’aria corrisponde vagamente a quella degli elicotteri: l’ala intera agisce come un rotore muovendosi però avanti e indietro invece che ruotare su se stessa, con la straordinaria capacità di restare sospesi in surplace mettendo in atto il cosiddetto volo librato. Il battito d’ali velocissimo consente loro di variare continuamente la velocità, riuscendo a raggiungere e a superare i 100 km orari e di sfrecciare improvvisamente in una direzione qualsiasi.

I colibrì sono l’entusiasmante dimostrazione di come il volo sia una peculiare programmazione genetica degli uccelli. Si tratta di un vero e proprio “software” ornitologico dove la formidabile applicazione del surplace consiste in una serie ininterrotta e rapidissima di movimenti elicoidali dell’ala, che sono resi possibili dalla straordinaria libertà di rotazione dell’omero a livello della spalla: l’ala del colibrì descrive una traiettoria del tutto simile ad un 8 messo in orizzontale, come il simbolo dell’infinito! Tali prestazioni eccezionali sono connesse a peculiari esigenze energetiche e forse non è un caso che il colibrì proprio nel momento dell’alimentazione sfrutti al meglio le sue formidabili capacità di volo: il corpo vibra sospeso nell’aria di fronte al fiore da cui aspira il nettare e cerca appetitosi e nutrienti insetti come afidi delle piante, piccoli ragni, zanzare e casomai succhi di frutta. È in questi momenti che a volte i minuscoli uccelli possono assomigliare ad insetti. Proprio come questi servono ai fiori come impollinatori e ne ottengono in cambio il nettare. Con la sua lunga e sottile spada per becco il Colibrì oltre a nutrirsi si difende dai predatori e nelle varie specie misura da 6 a 110 millimetri circa, può essere più o meno incurvato o dritto.

Questi piccoli e atipici volatili, superspecializzati, sono esclusivi del continente americano dove hanno una diffusione piuttosto vasta: dall’Alaska su due ampie fasce lungo entrambe le coste degli Stati Uniti, nel Messico, Costa Rica, in tutto il territorio Sud Americano. Se ne incontrano in tutti gli ambienti, dalla foresta umida agli spazi semi-desertici, a tutte le altitudini.

Le oltre 300 specie classificate sono tutte comprese fa i 6 e i 22 centimetri di lunghezza totale, cioè dalla punta del becco fino all’estremità della coda, con un peso che varia dai 2 grammi del più minuto ai 20 grammi del “gigante” della famiglia.

 

Soprannominati “uccelli mosca” i colibrì sono un miracolo naturalistico, alleati perfetti delle piante fiorite, una realtà osservata come una specie di istante fermo e bello nella storia naturale del volo degli uccelli.

ARENAL

Dalla tipica forma a cono, il vulcano Arenal svetta nella campagna circostante a 1643 metri di altezza, imponente e vitale rappresenta la maggiore attrattiva dell’omonimo Parco Nazionale. Nel 1968, una scossa di terremoto risvegliò il vulcano che, attraverso violente esplosioni e colate di lava, eruttò piroclastiti, ceneri e lapilli, frammenti di roccia ardenti di tutte le dimensioni che si depositarono tutt’attorno, distruggendo la vicina città di Tabacòn. Da allora, il gigante irrequieto si limita a brontolare con piccole eruzioni di magma che cola lungo i fianchi e con parossismi di polveri incandescenti alquanto spettacolari ma non pericolosi. I’Arenal, comunque, viene monitorato costantemente da scienziati che ne studiano l’evoluzione continua.

I vulcani sono i principali responsabili della morfologia del territorio che dona al Paese paesaggi favolosi. Inoltre, le eruzioni hanno arricchito le terre di minerali rendendole fertili e le rocce vulcaniche impermeabili hanno permesso alle acque dei fiumi di scorrere in superficie, andando a creare un ricco e complesso reticolo fluviale al servizio della natura e dell’uomo. Le piogge, il vento, il clima tropicale modellano incessantemente questo paesaggio e permettono alla vita di esplodere di verde nelle rigogliose foreste pluviali e nella stravagante biodiversità degli animali.

Sono 7 i vulcani attivi del Costa Rica ed altri 60 sono quiescenti o estinti, caratteristica che rende il paese una delle zone vulcaniche più attive del Pianeta.

La lunga storia geologica della Terra racconta del continuo movimento delle zolle continentali e oceaniche che, come in una lenta danza, si allontano scivolando sul mantello terrestre sottostante, per poi riavvicinarsi ed infine scontrarsi. Si creano, così, lunghe fratture nelle rocce e la grande quantità di energia sprigionata durante i collassi fonde i materiali più profondi, trasformandoli in un insieme disomogeneo e viscoso di frammenti lavici, ceneri e gas, che risalgono dalle spaccature fino alla superficie. In questo modo nascono i vulcani, la manifestazione evidente di un attimo di storia dell’evoluzione del Pianeta. I vulcani in Costa Rica sono tipici delle catene montuose costiere, nati a seguito della risalita in superficie di magma fuso e viscoso, ricco di silice che da origine ad alti vulcani con la forma perfetta del cono dai ripidi versanti.

L’Arenal veniva controllato giornalmente anche da noi. Si ergeva maestoso davanti alla finestra della nostra villetta nel Lodge  El Paraiso, ed ogni mattina osservavamo quel gigante scuro speranzosi che una magia facesse sparire all’istante quel cumulo confuso di nubi bianche  e grigie al di sopra della cima. Oltre al vulcano, così vicino a noi, abbiamo vissuto a stretto contatto con un bradipo, che in Costa. Rica viene chiamato “perezoso”  Questi strani mammiferi trascorrono circa 18 ore al giorno a sonnecchiare aggrappati ai rami, con i possenti arti superiori minuti di unghie simili ad artigli. L’albero preferito dal “perezoso”, fannullone della foresta, era piantato vicino al ristorante e alle piscine termali, un angolo piuttosto movimentato che sembrava non dare fastidio al primitivo animale: con lentezza esasperata si spostava sui rami per prenderne le foglie.

 

La pioggia arrivava improvvisa intensa, con ripetute raffiche sferzava l’aria, non permetteva riparo, ma non durava mai a lungo, e il sole tornava a splendere e a riscaldare la terra.  Il giorno che abbiamo scelto per attraversare la foresta nebbiosa sui fianchi del vulcano, il chiarore del mattino preannunciava una splendida giornata e visitare quel mondo prorompente di vegetazione tropicale, percorrere i lunghi ponti sospesi, ondeggianti su quell’oceano di verde, per coglierne appieno tutta la bellezza, è stata una esperienza emozionate ed unica. Immerse in quel mondo di verde infinito, sono apparse le scimmie che compiendo le loro atletiche involuzioni tenevano stretti i piccoli al grembo, ed il coati che, indifferente alla nostra presenza, annusava incessante una pista nascosta.


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