Masai
I Masai (o Maasai) sono un popolazione che vive sugli altopiani intorno al confine fra Kenya e Tanzania. Considerati nomadi o semi-nomadi, nella tradizione allevatori transumanti, oggi conducono principalmente una vita stanziale, soprattutto in Kenya. Lo stile di vita stanziale si accompagna alla pratica dell’allevamento e dell’agricoltura come fonte primaria di sostentamento.I masai parlano il “maa”, da cui il nome dell’etnia che è dai locali pronunciato “maasai”.
Una leggenda vuole che la l’origine di tutti i Masai ebbe luogo quando il progenitore “Mamasinta” risalì il grande burrone, che potrebbe identificarsi con le ripide cascate che separano la valle del Turkan, nel nord del Kenya, dagli altipiani centrali del paese.

Oggi i masai sono divisi in dodici clan principali (Keekonyokie, Damat, Purko, Wuasinkishu, Siria, Laitayiok, Loitai, Kisonko, Matapato, Dalalekutuk, Loodokolani e Kaputiei ma esistono clan minori.
La società dei Masai è patriarcale dove gli anziani hanno potere decisivo quasi assoluto. Il consiglio degli anziani è anche chiamato a dare giudizi legali. Non esiste la punizione capitale, ma pene severe possono essere attribuite ad assassini e a coloro che gravemente mancano di rispetto agli anziani. Nei casi più semplici, una richiesta di scuse o un pagamento di una multa in bestiame, sono sufficienti a porre fine ad un contenzioso.

Masai della Tanzania
I masai sono monoteisti e credono in Enkai, Dio che si rivela con colori diversi a seconda dell’umore. Dio è nero quando bonario, rosso quando irritato. La vera natura di Dio è difficile da capire, ma si sa che Dio è soprattutto il Dio di tanti colori, e cioè una realtà complessa. Dio ama gli esseri umani e li aiuta in caso di bisogno. In questo, è aiutato da una serie di esseri spirituali, alcuni dei quali sono da lui mandati a seguire le vicende umane. Spesso le donne hanno un ruolo sacrale. In molte famiglie, la donna è la prima ad alzarsi per benedire il recinto della casa. La maggioranza dei masai è oggi cristiana, o vicina al cristianesimo.

Masai del Kenya
In passato le abitazioni venivano costruite per resistere poco tempo ma, negli ultimi due secoli, i masai hanno dato vita ad una casa (enkang) abbastanza standardizzata. L’enkang tradizionale prevede un recinto spinoso all’esterno per proteggersi dagli animali selvatici, e un recinto spinoso all’interno per accogliere il bestiame per la sera. Nel secondo recinto si trova, inoltre, un reparto separato per vitelli e agnelli.
Le singole case sono fatte con sterco mescolato a fango e posto su di una struttura di rami flessibili. La forma è ovale con l’entrata bassa verso il punto di minor larghezza. All’interno la casa è divisa in tre sezioni. Al centro un focolare dove cucinare, ad un capo il letto dell’occupante, dall’altro lato il letto per i bambini o un piccolo ripostiglio. L’altezza massima della casa è di circa 1,5 metri. Tale tipo di costruzione sta ormai sparendo per essere sostituita da costruzioni stabili in pietra o in laminati metallici.

La musica dei Masai si esprime attraverso il semplice canto, senza accompagnamento musicale. Il coro può dare un tono continuo o un’armonia, su questa base il cantante principale canta il tema musicale. Nella musica religiosa, il solista normalmente inneggia a Dio mentre il coro chiede a Dio di venire, con un tono basso, forte e ritmato.
Le canzoni accompagnano la danza, che consiste normalmente in una serie di salti eseguiti a turno dagli uomini mentre le donne muovono il collo in avanti e indietro, emettendo dei suoni sincopati.
I disegni simbolici applicati al viso e al tronco durante alcuni momenti della vita hanno un significato spirituale più che di trasmissione di ideali. Non si fa uso di maschere ma il corpo viene modificato con tattuaggi o tagli.
La modificazione corporea più evidente tra i masai è quella della perforazione del lobo delle orecchie con conseguente allungamento della parte pendente del lobo. Questa pratica è sempre più rara tra i giovani Masai. Alcuni praticano la rimozione dei canini nei denti da latte, pensando che possano causare malattie gravi ai bambini; negli adulti possono essere rimossi anche uno o due incisivi.

Nell’antichità, i masai vestivano di pelli, spesso dipinte con colori vegetali. I gioielli erano semplici, fatti con semi e fili di piante Con l’arrivo del colonialismo, il loro modo di vestire si è modificato radicalmente: dai soldati inglesi, hanno acquisito le tipiche coperte usate per il kilt – shuka – di cotone a quadri con i colori predominanti rosso e nero, diventate ormai un simbolo del vestire masai. Le donne preferiscono portare delle tuniche di colore blu, rosso o nero (il colore può indicare lo status sociale) a due strati.
Le calzature sono sandali di cuoio, sempre più spesso sostituiti da sandali ottenuti da vecchi copertoni di automobile.

Come tutti i popoli pastori la loro dieta era basata sugli alimenti derivanti dall’allevamento del bestiame: carne, latte e il sangue di toro erano il cibo più comune. Oggi, la dieta masai ha subito una grande trasformazione con la pratica dell’agricoltura: la carne viene consumata soltante in giorni particolari e un normale pasto può essere a base di miglio o farina di mais bolliti nel latte oppure tè con latte e ginger, polenta bianca e verdure cotte (patate e cavoli).
I Masai dei tempi moderni hanno saputo sfruttare sapientemente l’icona del guerriero “senza paura”, comune all’immaginario colletivo occidentale. Tra i tanti gruppi etnici dell’Africa Orientale, i Masai sono i più famosi e facilmente riconoscibili nei cataloghi turistici. In realtà, l’indole di questa etnia è ben lontana da quella guerriera presentata ai turisti. La gente in vacanza viene accompagnata a visitare i villaggi Masai, senza sapere che i Masai non vivono nei villaggi ma sanno che i turisti vogliono vedere il villaggio come espressione della tradizione…….o più semplicemente come luogo ideale per scattare splendide fotografie!

