La via del vino nella provincia di Viterbo

La via del vino nella Provincia di Viterbo

La storia geologica

Circa 2 milioni di anni fa, tra fuoco e immani boati, il vulcanismo si manifestò a più riprese in quella tormentata regione del Mediterraneo che in parte coincide con il Lazio. A quell’epoca la posizione delle terre e dei mari era molto simile a quella attuale e risultavano ormai formate tutte le principali catene montuose. Ma, in quell’atmosfera di apparente quiete geologica, i movimenti di assestamento erano ancora frequenti e favorirono la subsidenza di una vasta estensione del sottosuolo che comprendeva la Toscana, il Lazio e la Campania. Si aprirono così nella crosta terrestre fratture profonde migliaia di metri che permisero la risalita di  grandi masse di materia fusa.

L’attività vulcanica si accanì in modo particolare nel Lazio settentrionale e diede origine ad una serie di vulcani: Tolfa, Vico e Cimino, Vulsino e Sabatino, disposti lungo una fascia di fuoco parallela alla costa Tirrenica. Furono emessi miliardi di tonnellate di lave, di ceneri e di lapilli, in un susseguirsi di parossismi alternati da lunghe pause. Alle violente esplosioni, seguirono eruzioni di magma fuso che si accumulò a forma di cono intorno alle bocche di uscita, espandendosi poi a grande distanza fino a creare ampi plateau di tufo, variamente incisi, nel corso del tempo, dall’azione erosiva delle acque. La fuoriuscita di tale quantità di materiali causò lo svuotamento del suolo sottostante i crateri che, a loro volta, sprofondarono nella parte centrale originando grandi caldere oggi occupate dalle acque dei laghi di Bolsena, di Vico e di Bracciano.

La portata di questi fenomeni fu enorme, tanto da conferire al territorio dell’Alto Lazio una morfologia del tutto particolare rispetto a quella delle altre regioni vulcaniche italiane. Indiscusse protagoniste sono state le rocce che con la loro natura chimica diversa (acida o alcalino-potassica o ibrida) hanno creato spettacolari contrasti di forme e di colori, lasciando un’impronta indelebile nella morfologia del paesaggio laziale.

Il vulcano Vulsino entrò in attività 800.000 anni fa, interessando una superficie superiore ai duemila chilometri quadrati. Imponenti colate di lava si alternarono ad esplosioni terrificanti e solo 300.000 anni fa, magmi saturi di gas (le ignimbriti) si sparpagliarano in ogni direzione, ricoprendo ad ondate successive tutta la regione intorno a Bolsena. La vita del vulcano proseguì alternando momenti di quiete ad altri di intensa attività. Si formarono così i vulcani di Montefiascone e di Latera che culminarono anche loro con un grande collasso della parte centrale dei crateri. Infine, si verificarono una serie di esplosioni tra Valentano e la Selva del Lamone e poi, per ultimo, un imponente sommovimento diede origine all’isola Martana che sorge in evidenza sul lago di Bolsena.

1 CALDERA DI MONTEFIASCONE

L’edificio vulcanico di Montefiascone si sviluppò nel settore orientale del distretto Vulsino, ai margini dell’ampia depressione vulcano-tettonica di Bolsena. Il susseguirsi di almeno 5 fasi eruttive originò una caldera ancora ben visibile, aperta verso ovest in direzione del Lago di Bolsena. La morfologia della caldera è circolare, complicata dalla presenza di piccoli rilievi secondari che rappresentano coni di scorie attribuibili alle fasi finali dell’attività del settore orientale del distretto Vulsino, quando le eruzioni divennero puntiformi.

2 CONO DI SCORIE

In località La Pietrara, lungo un vecchio fronte di cava, è possibile osservare alcuni depositi relativi ad un cono di scorie, caratterizzati da sedimenti più o meno saldati, con colorazione variabile dal marrone–rossiccio, al grigio, al giallo, contenenti litici lavici di dimensioni decimetriche e più raramente metriche.

3 PIETRE LANCIATE

In località Monte Segnale nel comune di Bolsena è presente un affioramento di lave noto sin dall’antichità con il nome di “Pietre Lanciate”. Si tratta di lave a composizione tefritico-fonolitica in cui è ben visibile la fessurazione colonnare. La contrazione termica della colata dovuta al progressivo raffreddamento ha creato forme di fessurazione perpendicolari alla superficie della colata stessa, secondo piani che si intersecano tra di loro a formare colonne a sezione basale esagonale. Le Pietre Lanciate rappresentano uno dei rari esempi di questo fenomeno vulcanico nel Lazio.

4 PALEOBOLSENA

In località il Giglio, si rinviene un affioramento costituito da lave appartenenti alla sequenza esplosiva del Paleobolsena (prime fasi dell’attività del distretto vulcanico Vulsino), in cui è ben riconoscibile la stratificazione dei depositi.

5 SORGENTE SUBACQUEA CALDA

Nell’area archeologica dell’abitato denominato Villaggio del Grancaro (VIII-IX s.a.C.), a circa 100 mt. dalla linea di costa ed a una profondità di circa 1.5 mt. dal pelo libero dell’acqua, è situata una sorgente subacquea calda (circa 40°C nel punto di risorgenza). Le sorgenti subacque contribuiscono ad alimentare il lago, le cui acque hanno un tempo di ricambio stimato in 121 anni. Inoltre si presume che la sua presenza abbia condizionato l’ubicazione dell’insediamento.

6 CALANCHI

In località Ponticelli nel comune di Cività di Bagnoregio è possibile osservare il paesaggio dei calanchi nel loro aspetto più suggestivo. Sono impostati su depositi argilloso-limosi con intercalazioni sabbiose pleistoceniche. L’esistenza di versanti argillosi, con accentuata acclività, privi di vegetazione e con esposizione verso sud, costituisce una condizione indispensabile per l’impostazione dei calanchi. L’acclività e l’impermeabilità del pendio riducono infatti l’infiltrazione dell’acqua nel terreno e ne favoriscono il veloce deflusso superficiale in rivoli (rills), con la conseguente incisione di un fitto reticolo di drenaggio, dalla cui evoluzione ha preso origine la forma calanchiva.

7 CAVA DI BASALTINA

Si tratta di una cava attiva di “basaltina” (marchio registrato dalla Basaltina S.r.l.), termine con il quale vengono impropriamente indicate le Lave di Monterado, affioranti nei dintorni di Bagnoregio. Tali lave, a composizione trachitico – leucititica, si presentano di colore grigio e con struttura porfirica. Il materiale si presta al taglio in lastre e, dopo essere stato levigato e lucidato, viene utilizzato come pietra ornamentale e da rivestimento. La basaltina rappresenta una delle maggiori risorse dell’area nel campo delle attività estrattive; veniva estratta già dai Romani con cave in sotterraneo.

8 COLATA LAVICA

Si tratta di un affioramento di lave di natura tefritico – leucititica, la cui messa in posto è legata all’attività del piccolo centro eruttivo di Capodimonte, e sulle quali sorge l’omonima cittadina.

9 MAAR

Si tratta di un cratere la cui unica esplosione fu causata dall’interazione del magma in risalita con gli acquiferi superficiali. I prodotti emessi sono quasi esclusivamente costituiti da ceneri fini a da blocchi di ricaduta balistica, accumulatisi intorno alla depressione craterica costituendone i margini. La depressione in località Lagaccione mostra una geometria quasi perfettamente circolare; un tempo ospitava un lago, successivamente prosciugato per fini agricoli. Rappresenta un ottimo esempio di cratere legato ad attività freatomagmatica.

10 TUFF CONE

L’Isola Martana ha una superficie di 10 h e una forma a semiluna con concavità rivolta verso N-NE. E’ costituita dai resti di un piccolo cono eruttivo (tuff cone) subacqueo, sorto direttamente nel lago di Bolsena a seguito di eruzioni freatomagmatiche verificatesi durante le fasi finali dell’evoluzione del distretto vulcanico vulsino (132.000 anni fa circa); tali eruzioni hanno determinato la messa in posto e l’accumulo per esplosioni successive di depositi da flusso e da surge piroclastico. L’isola è quindi un edificio monogenico, costituito da strati di piroclastiti saldate, con stratificazione piuttosto evidente, che immergono sia verso l’interno che verso l’esterno del cratere

11 POMICI

Nel comune di Marta in loacalità Berretto è situato un affioramento di pomici bianche e più raramente grigie, di dimensioni variabili, comprese tra centimetriche e decimetriche. Il deposito, che è di tipo clasto-sostenuto, (con le singole pomici a diretto contatto tra loro, con matrice praticamente assente) racchiude un alto valore scientifico poichè sono rari gli affioramenti costituiti completamente da pomici.

12 CAVA DI ARGILLA

Si tratta di una cava abbandonata di argille siltose plioceniche. Tali materiali, nel comune di Acquapendente, si rinvengono al di sotto dei depositi vulcanici. Sono stati utilizzati per lungo tempo per fabbricare laterizi e terraglia, rappresentando una importante risorsa economica per l’area. Non esistono interventi di recupero e sono molto diffuse forme erosive dovute al ruscellamento. Nelle immediate vicinanze della cava sono presenti fornaci ormai non più utilizzate.

13 CAVA DI SERPENTINA

Si tratta di una cava abbandonata di serpentina, roccia ofiolitica collegata ai sedimenti del complesso flyschoide oligo – miocenico, la cui coltivazione avveniva lungo il Fosso Mandrione. Le serpentine hanno origine dal metamorfismo di rocce magmatiche ultrabasiche; tra i componenti essenziali è presente il serpentino che, come nel caso in esame, può presentarsi nella varietà fibrosa (crisotilo, detto anche asbesto o amianto). Il crisotilo si presenta in aggregati fibrosi microcristallini di colore bianco – grigiastro, verde, giallo o bruno ed è opaco, con lucentezza sericea. L’area, che rientra nella Riserva Naturale di Monte Rufeno, è stata già riconosciuta quale SIC e ZPS.

14 SORGENTI SUBACQUE FREDDE

Si tratta di una serie di numerose piccole sorgenti subacque, “fredde”, distribuite lungo il tratto di costa compreso tra Monte Tonico e la località Scopia, nel territorio di Acquapendente. I punti di risorgenza, caratterizzai dalla fuoriuscita di acque minerali fortemente incrostanti, si trovano ad una distanza dalla costa di circa 200 metri, a profondità tra i 4 e i 10 metri dal pelo libero dell’acqua. Tutta la fascia in esame è caratterizzata dalla precipitazione di carbonato di calcio sotto forma di incrostazioni travertinose: esse si rinvengono infatti sia lungo la parete, situata a circa 1 km dalla linea di costa (che da –9 m scende a –18 metri), sia sotto forma di spezzoni di “stalagmiti” con incrostazioni ferrose. Anche il fondale, a granulometria limosa, si presenta spesso concrezionato. L’area riconosciuta come SIC e ZPS, riveste un elevato valore scientifico quale testimonianza dell’interazione tra acque ricche in bicarbonato di calcio e acque contenenti minerali connessi al vulcanismo.

Itinerari enoici

In questo panorama di rocce vulcaniche abbiamo voluto accostare al paesaggio geologico il paesaggio vitato. I vulcani costituiscono un terroir unico, particolare, che marca fortemente i vini, favorendo una viticoltura di alta qualità. Vulcani protagonisti, quindi, sia per le loro grandiose manifestazioni naturali, sia per il ruolo fondamentale avuto nell’edificazione del territorio, ma soprattutto per l’eredità preziosa lasciata nei terreni. ricchi in minerali da rendere i suoli particolarmente fertili. Le terre vulcaniche hanno esercitato una profonda influenza sullo sviluppo delle attività umane, sull’uso del territorio e sulla progressiva trasformazione dal paesaggio naturale al paesaggio costruito, da quello incolto al coltivato.

ALEATICO DI GRADOLI

Zona di produione Gradoli, Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo e in parte Latera
Uve da cui deriva Aleatico
Colore Rosso granato con tonalità violacea
Odore Caratteristico, finemente aromatico
Sapore Morbido, vellutato, dolce, di frutto fresco
Gradazione alcolica 12° minima, 17,5 ° – 18° per il tipo liquoroso
Invecchiamento Da bere relativamente giovane, entro due o tre anni
Gastronomia Ottimo da fine pasto si accompagna felicemente con il dolce locale, il ciambellone
A tavola Va servito a 16°


EST! EST! EST! DI MONTEFIASCONE

Zona di produione Montefiascone, Bolsena, San Lorenzo Nuovo, Grotte di Castro
Uve da cui deriva Trebbiano toscano, Malvasia bianca toscana, Rossetto (Trebbiano giallo)
Colore Giallo paglierino brillante
Odore Vinoso, piuttosto aromatico, con sentore di Malvasia
Sapore Asciutto nella versione “secco”, morbido, armonico, fruttato nella versione “amabile”
Gradazione alcolica 11° minima, ma può arrivare fino a 13° – 13,5° per il tipo liquoroso
Invecchiamento “di pronta beva”
Gastronomia Ottimo con gli antipasti magri e il pesce di acqua dolce (lucci e tinche del lago di Bolsena); il tipo amabile si può bere fuori pasto e con i dolci, indicato con la “pizza dolce con la ricotta” e con i “tozzetti”
A tavola Va servito a 10°

ORVIETO

Zona di produione Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano, Graffignano, Lubriano, Bagnoregio
Uve da cui deriva Trebbiano toscano, Verdello, Grechetto, Drupeggio, Malvasia toscana
Colore Bianco paglierino, più o meno carico
Odore Delicato e gradevole
Sapore Secco o abboccato con fondo amarognolo, delicato ed elegante
Gradazione alcolica 12° minima
Invecchiamento Da consumarsi entro l’anno successivo alla produzione
Gastronomia Ottimo con antipasti a base di merluzzo o crostacei, primi piatti con sughi delicati, risotti di mare, fritture miste di pesce, formaggi freschi. se abboccato ottimo con formaggi piccanti, con macedonie e torte di frutta.
A tavola Va servito a 10° in calici di cristallo trasparenti


CANNAIOLA DI MARTA

Zona di produione Marta, Capodimonte
Uve da cui deriva Cannaiolo nero
Colore Rosso rubino tendente al violaceo
Odore
Sapore Fruttato e dolce
Gradazione alcolica
Invecchiamento
Gastronomia Ottimo con piatti di pescedi lago (lattarini), e con i dolci locali
A tavola Va servito tra i 12° e i 14°